
La tradizione della pastasciutta antifascista rappresenta uno dei capitoli più significativi e toccanti della storia popolare italiana legata alla Seconda Guerra Mondiale. Questo rito collettivo affonda le sue radici nel 25 luglio 1943, giorno della destituzione di Benito Mussolini, quando la famiglia Cervi decise di festeggiare la fine della dittatura distribuendo circa 380 chili di pasta condita con burro e parmigiano nella piazza di Campegine.
Il gesto assunse un valore politico profondissimo, poiché la pasta veniva considerata un cibo poco patriottico e inadatto ai combattenti; infatti, per ragioni di autosufficienza, il riso veniva preferito dalla propaganda fascista e dal futurismo di Marinetti.
Portando quel carro di pastasciutta tra la gente, i Cervi trasformarono un alimento quotidiano in un simbolo di libertà, condivisione e ribellione contro le privazioni imposte dal regime.
La famiglia Cervi non era composta solo da contadini, ma da pionieri dell’agricoltura moderna nella bassa reggiana. Stabilitasi nel podere di Campi Rossi a Gattatico, aveva introdotto tecniche d’avanguardia e macchinari innovativi, come il celebre trattore (modello acquistato nel 1939, diventato famoso come il “trattore con il mappamondo”). La loro fattoria divenne rapidamente un fulcro di attivismo antifascista clandestino, dove circolavano libri proibiti e si offriva rifugio a disertori, partigiani stranieri ed ex prigionieri sovietici.
Aldo Cervi, in particolare, era stato il motore ideologico della famiglia, portando tra i fratelli gli insegnamenti di Gramsci e Marx appresi durante gli anni di prigionia politica e proprio per questa sua dedizione alla causa della Resistenza, attirò la violenta repressione delle forze della Repubblica Sociale italiana.
Il destino della Famiglia si compì tragicamente tra il novembre e il dicembre 1943, dopo un feroce scontro a fuoco; la casa dei Cervi fu assediata e data alle fiamme dai soldati fascisti, portando all’arresto dei 7 fratelli e del padre Alcide. All’alba del 28 dicembre, i 7 fratelli furono fucilati per rappresaglia insieme al compagno Quarto Camurri, un sacrificio che li ha resi martiri immortali nella lotta per la Liberazione.
Oggi, la loro memoria e il legame inscindibile tra terra e libertà, sono custoditi dall’istituto Alcide Cervi presso il museo di Gattatico e la rievocazione della pastasciutta continua ad essere celebrata ogni anno in tutta Italia, non solo per ricordare quel 25 luglio, ma per riaffermare i valori di democrazia e di solidarietà che quella storica famiglia di contadini seppe difendere fino all’estremo sacrificio.
Angela Viel

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