
Il 28 maggio 1974 Brescia fu colpita da uno degli episodi più bui della storia dell’Italia repubblicana. In piazza, durante una manifestazione antifascista, una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti spezzò la vita di 8 persone e ne ferì oltre 100.
L’attentato fu di matrice neofascista e s’inserì organicamente nella stagione stragista che, anche grazie a coperture e depistaggi probabilmente messi in atto da apparati dello Stato, segnò una delle fasi più drammatiche della storia dell’Italia repubblicana.
La strage colpì direttamente l’antifascismo e costituì un ulteriore tentativo di rovesciare i presupposti democratici su cui si fondava e si fonda la democrazia italiana.
Dopo la strage, le maggiori sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL, proclamarono uno sciopero generale e altre manifestazioni si tennero in molte città. L’eredità del fascismo non era affatto scomparsa: la strage fu “un monito tremendo per tutti” giacché lasciare spazio “ai fantasmi del 1945 e ai figli dei fantasmi”, significò, di fatto, mettere a rischio la democrazia.
Angela Viel

Lascia un commento